Dalle pesche di vigna ad Apicae: una storia di moscato, profumi e amore


Con la linea Apicae volevamo ricreare l’emozione di bere una coppa di moscato bianco durante una festa fine anni 50, quando, col favore del boom economico, le persone si godevano la Dolce Vita con spensieratezza e leggerezza. Ricreare le emozioni di un bicchiere di Moscato bianco sulla pelle, questo era l’obiettivo!


Vi chiederete perché chiamarla Apicae?


Dovete sapere che ai tempi dell’antica Roma nel bacino del Mediterraneo, i primi coloni della Magna Grecia iniziarono a importare semi e tralci di quello che poi sarebbe diventato il Moscato.

I commercianti Veneziani lo importarono nelle regioni Settentrionali e nell’Astigiano ha trovato il suo territorio di eccellenza. Nei testi letterari antichi, Catone citava il Moscato con il nome di “Apicae” ad intendere quanto la bevanda fosse appetitosa per le api, attratte dall’inconfondibile caratteristica zuccherina del Moscato. Il pregiato Moscato bianco è un vitigno aromatico caratterizzato da un intenso profumo che lo rende inconfondibile, le tipiche note di frutta gialla matura, principalmente pesca si uniscono ai fiori di arancio, salvia e miele.

Abbiamo studiato per molto tempo l’estratto dal vitigno di Moscato e la formula per renderlo disponibile alle cellule della pelle, come tutti i nostri prodotti l’efficacia è la cosa principale, ma con questa linea volevamo ricreare la parte emozionale data dalla fragranza.

Per farlo siamo andati a scomodare un naso di fama mondiale Jean Charles Sommerard, aromatologo francese figlio d’arte: suo padre, Michel Sommerard, è stato infatti il creatore del primo museo dell’olio essenziale in Francia (Musée des aromi).

Volevamo una fragranza fitoaromatica che donasse freschezza e rilassasse la cute ricordando i profumi del vino Moscato e che si legasse indissolubilmente con il territorio da cui preveniamo. Ecco perché abbiamo subito pensato alla deliziosa pesca di vigna!



La pesca di vigna è un’antica varietà da frutto che fin dall’antichità è stata sempre coltivata assieme ai filari delle viti. Questa varietà di pesca non ombreggiava le comuni piante d’uva per questo veniva utilizzata nelle vigne come sostegno della pianta di vite (vite maritate). I suoi frutti, poco appariscenti ma molto profumati, maturano nello stesso periodo della vite e i contadini durante la vendemmia amavano molto consumare queste pesche per alleviare la sete. La scuola medica del passato indicava la pesca della vigna come “Le persiche col mosto usar si deono” per indicare proprio la loro caratteristica di essere consumate nel periodo autunnale coincidente con la produzione del mosto d’uva.


Pesca di vigna e uva di moscato: avevamo trovato il connubio perfetto per raccontare una storia millenaria fatta di antiche tradizioni e spensieratezza, di scienza ed emozioni e per offrire un’efficacia straordinaria per la pelle, senza limiti senza etichette: solo la sensazione e il piacere di rivivere i tempi passati nel presente.





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