CosmoProf 2022: quello che ci piace e quello che odiamo del futuro del beauty

Dopo due anni lontani dalle scene torna Cosmoprof a Bologna e lo fa in grande stile. Dopo tanto tempo chiusi e senza possibilità di interazione reale, provoca un po’ di fastidio la necessità di spostarsi da un padiglione all’altro, di camminare per poter scoprire. Ci siamo abituati all’online, all’impalpabile tanto che anche i trend presentati in questa fiera vanno verso questo mondo, verso il famigerato Metaverso di cui tutti parlano ma di cui non si conosce ancora molto.

Ma andiamo con ordine, dopo un primo sommario giro tra i padiglioni si capisce subito quali siano i trend per il futuro del settore: bio, vegan, natural fanno capolino su molti stand, su prodotti e materiale pubblicitario, tanto che la sensazione è che l’intenzione è sicuramente ottima e condivisibile, ma la linea di demarcazione tra la realtà e lo strumento di marketing è molto sottile.


Oggi chi compra cosmetici è diventato molto più attento ed esperto e riesce a smascherare chi vuole provare ad illudere che non usa la plastica rivestendola con una texture che sembra legno.


Non sembra esserci più spazio per i “ciarlatani” (era ora!), la scienza e l’onestà stanno pagando e anche piccole realtà indie possono far sentire la loro voce, ed è così che sul palco del CosmoTalk vicino a guru delle case più blasonate di Estée Lauder, L’Oréal, Coty siede la fondatrice di SuzieBeauty brand indie kenyota, che con un assordante semplicità parla di temi che per noi “mondo occidentale sviluppato” sono la normalità, ma che per il continente africano sono ancora un tabù.


Esattamente in questa contrapposizione c’è la differenza tra sfruttare un messaggio sociale per la visibilità del brand e credere nel messaggio sociale e sperare con tutte le forze che sia realtà il proprio operare sia da traino per la società.

La cosmetica vuole, anzi deve, giocare un ruolo fondamentale sui temi di attualità: l’inclusività, la sostenibilità, la libertà di genere ma lo deve fare con la purezza d’animo di Suzie Wokabi senza costruire sopra una comunicazione per “vendere di più” e lasciando la libertà a chi vuole di essere come vuole senza imporre uno stile, per quanto giusto e condivisibile sia, non deve diventare un obbligo l’essere inclusivi, perché nel momento in cui i temi fondamentali dell’umanità diventano trend di moda si rischia di trasformarli in strumenti di marketing senza anima.


Senza anima come la plastica: la nominerò solo una volta perché se solo ne parli ti guardano male. Il settore del packaging è il più effervescente, tutti inseguono il suffisso Re: Re-cheargeable, Re-Cycled, Re-cyclabe. Si cerca di creare packaging più sostenibili possibili, con le plastiche riciclate, con le bio-plastiche, con processi biotecnologici che trasformano gli scarti dell’agricoltura in vasetti. Peccato poi che tutto questo presentato in stand che si sorreggono sulla…..plastica!


Non condanno il concetto, anzi considero questa direzione la cosa più sensata che ci sia, ma come detto prima, l’obbligo di essere come i trend mondiali chiedono rischia di tramutare una buona intenzione in un processo di visibilità.


Ed ecco che anche in questo caso, i piccoli brand indie, che racchiudono la loro forza nell’onestà e nella ricerca, con piccoli passi approcciano a questa via ammettendo i limiti e provando a proporre ad esempio i cosmetici solidi, senza packaging, altro trend del momento su cui ancora molto deve essere fatto ma che racchiudono l’essenza di ciò che vorrei il mondo cosmetico fosse: onesto e veicolo di principi utili per il futuro del pianeta.


Ed ecco che torniamo da dove siamo partiti: il Metaverso, che sembra entrare in conflitto con il concetto del “mondo che vorrei”. Molti grandi marchi della moda e della cosmetica stanno approcciando con cautela a questa realtà, molti talk durante le giornate della fiera erano focalizzate su questo argomento, che profuma di enorme opportunità ma che potrebbe puzzare anche di incredibile occasione persa per ripartire e veicolare alle generazione future, la GenZ, la proiezione del mondo che vorremmo vivessero nella realtà.



Perché la sensazione peggiore è proprio questa, che le nuove generazioni abbiano dovuto crearsi un mondo parallelo per poter far sentire la propria voce e vedere il mondo come loro vorrebbero, senza l’ostracismo dei boomer che non lasciano il passo. Il Mondo cosmetico è un mondo bellissimo dove grazie ad una crema, un make-up, un hair-styling tutti possono esprimere concetti anche molto profondi nella realtà e forse prima di quanto si pensi anche in un universo parallelo.

0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
  • Black LinkedIn Icon